OFFICINE NETTI [IT]

Exploration #27 Officine Netti (testo italiano a fondo pagina). The Officine Netti was Orvieto’s first hydroelectric power station. Built in 1893 by engineer Aldobrando Netti, it was a work that quickly changed the territory. Initially it was equipped with a Pelton turbine with a power of only 47kW, a negligible power today, but at the time capable of giving rise to new small craft activities equipped with modern machinery; in April 1896 the first building in the town, Orvieto’s Mancinelli Theatre, was equipped with electric lighting, followed by the town’s public lighting and public utility buildings.

Today, two Pelton turbines, with their alternators and flywheels, made by Ing. Riva of Milan, are still clearly visible. One of the two turbines has its case open, like a treasure chest, revealing the nozzle and runner with all its beautiful buckets. A third well-preserved turbine was also discovered by Orvieto’s Cai Speleological Group a few metres below the building and is now only accessible by a tortuous passage through tunnels full of mud and debris. The machinery, now in ruins, is now one with the lush vegetation that decorates them with green moss and makes them part of it.

The Officine Netti power station remained in operation for several years, becoming a symbol and technological pride of the area. After the war, following the construction of more modern and productive plants, it was decommissioned and forgotten in the woods. Over the years, numerous projects have been presented to restore and enhance it as industrial archaeology but unfortunately it is still in a state of abandonment.

Esplorazione #27. L’Officina Netti è stata la prima centrale per la produzione di energia idroelettrica della città di Orvieto. Realizzata a partire dal 1893 dall’Ing. Aldobrando Netti, fu un’opera che in breve tempo cambiò il territorio. Inizialmente era dotata di una turbina tipo Pelton dalla potenza di soli 47kW, una potenza oggi irrisoria, ma allora capace di fare nascere nuove piccole attività artigianali dotate di moderni macchinari; nell’aprile 1896 grazie ad essa fu dotato di illuminazione elettrica il primo edificio della città, il Teatro Mancinelli di Orvieto, al quale seguirono l’illuminazione pubblica della città e gli edifici di pubblica utilità.
Ad oggi sono ancora ben visibili due turbine Pelton, con relativi alternatori e ruote volano, realizzate dalla ditta Ing. Riva di Milano. Una delle due turbine ha la cassa aperta, come uno scrigno che rileva i tesori al suo interno, mettendo in luce l’ugello e la ruota con tutti i suoi bei cucchiai. Una terza turbina ancora ben conservata è stata inoltre scoperta dal Gruppo Speleologico Cai di Orvieto ad alcuni metri al sotto l’edificio e ora accessibile soltanto con un tortuoso passaggio in cunicoli colmi di fanghi e detriti. I macchinari, ormai in rovina, sono ora un tutt’uno con la rigogliosa vegetazione che li decora con verdi muschi e li rende parte di essa.
La centrale rimase in funzione per diversi anni diventando simbolo e orgoglio tecnologico dell’area. Nel dopo guerra, in seguito alla realizzazione di impianti più moderni e produttivi è stata dismessa e dimenticata nel bosco. Durante gli anni sono stati presentati numerosi progetti di recupero e di valorizzazione come archeologia industriale ed è stata candidata a luogo del cuore del FAI, ma purtroppo attualmente versa ancora in stato di abbandono.